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Claudio Monteverdi - La vertigine della Selva

Laudate Dominum in sanctis eius.
Laudate eum in firmamento virtutis eius.
Laudate eum in sono tubae.
Laudate eum in psalterio et citara.
Laudate eum in timpano et choro.
Laudate eum in cimbalis bene sonantibus.
Laudate eum in cimbalis iubilationibus.
Omnis spiritus laudat Dominum! Alleluia.

La Selva morale e spirituale di Claudio Monteverdi è una raccolta di quaranta composizioni sacre (le prime cinque – indicate come canzoni o madrigali morali – in italiano e le altre in latino), stampata da Bartolomeo Magni a Venezia nel 1641 e dedicata a Eleonora Gonzaga, figlia del duca Vincenzo I che Monteverdi aveva servito “per lo spatio di anni vintidue continui” a Mantova, prima di trasferirsi a Venezia. Rappresenta la più voluminosa raccolta sacra del compositore e il compendio di quasi trent’anni di ufficio come maestro presso la Cappella di San Marco. È sempre fruttuoso ricordare come la chiesa di San Marco non fosse la cattedrale di Venezia. Il vescovo celebrava le liturgie diocesane nella Basilica veneziana di San Pietro di Castello, mentre San Marco era la cappella privata del Doge e come tale aveva un servizio liturgico assai più libero e aperto ad ogni tipo di sperimentazione, con l’ampio uso di strumenti e una liturgia a servizio degli eventi più politici che religiosi della città, luogo di rappresentanza, di vespri solenni in occasione di visite illustri, di poderose liturgie di ringraziamento, di sfoggio della magniloquente ricchezza dei mirabilia sonori della Serenissima.

La Selva morale e spirituale contiene composizioni ‘a cappella’ (come la messa a quattro voci), composizioni in stile concertato (come la maggior parte di quelle qui presentate, alcune delle quali con strumenti oltre al basso continuo) e monodie accompagnate, come il giubilante e mirabolante Laudate Dominum a voce sola che apre il concerto, oppure il dialogo (che non si risolve mai in duetto) Jubilet tota civitas.

Il Salve regina a tre voci è un’appassionata conversazione tra Alto, Tenore e Basso, ricco di imitazioni e cromatismi, che sfocia in momenti omoritmici concitati di accorata supplica alla madonna, secondo quello stile affettuoso che Monteverdi aveva affinato negli ultimi libri di madrigali, in particolare nello splendido e monumentale Libro ottavo del 1638, stupefacente culmine della sua carriera di madrigalista, degno coronamento di un incessante lavoro d’invenzione e di sperimentazione a fini espressivi. Non è un caso che la Selva si concluda con la trasposizione spirituale (Iam moriar, mi fili) del più celebrato e moderno canto a voce sola nel nuovo stile del recitar cantando, il Lamento di Arianna: un lamento profanissimo che diventa Pianto della madonna, con il solo cambio delle parole, ma nessuna variazione musicale: un manifesto che indica il punto estremo a cui poteva giungere la musica sacra in campo extraliturgico.

Veri testi liturgici sono invece il danzante e sereno inno Deus tuorum militum a tre (per la festa di un martire), dove le voci si beano nella dolcezza melodica e armonica dialogando lieti con i due violini concertanti per incontrarsi nel pacificante Amen finale e i due straordinari Salmi Confitebor e Laetatus sum.

Il concerto è concluso da un altro componimento liturgico, il poderoso Gloria concertato a sette voci che reca la scritta: “con doi violini et quattro viole da brazzo overo quattro tromboni, quali anco si ponno lasciare se occoresse l’acidente”. Le quattro parti di viola o di trombone non si sono conservate, tuttavia il Gloria mantiene tutto il suo splendore sonoro e liturgico, ed è forse il Gloria della solenne Messa di ringraziamento per la liberazione di Venezia dalla peste eseguito per la prima volta il 28 novembre del 1631 in San Marco.

 

Claudio Monteverdi (1567-1643)

La vertigine della Selva

Dalla Selva Morale e Spirituale

Laudate Dominum, tenore e basso continuo

Dixit Dominus II, a 8, 2 violini e basso continuo

Salve Regina, a 3 e basso continuo

Laetatus sum, a 6, 2 violini e basso continuo

Jubilet, a 2 e basso continuo

Deus tuorum militum II, a 3, 2 violini e basso continuo

Confitebor II, a 3, 2 violini e basso continuo

Gloria, a 8, 2 violini e basso continuo

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