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IL DATORE DI ESISTENZE

“Il datore di esistenze”Ispirato a testi di Edgar Allan Poe“Il datore di esistenze” è il secondo capitolo dopo “Ballata in rosso” di una trilogia di lavori ispirati alle opere di Edgar Allan Poe. Completamente indipendente dal precedente (così come lo sarà dal successivo), anche questo secondo lavoro si presenta come un’opera teatrale contaminata dal video e da suoni che fanno da contorno all’ambientazione.Lo spettacolo è prodotto da Contaminarte con la coproduzione dell’Associazione Culturale QualcosArte, nata lo scorso anno. Lo spettacolo rientra in un progetto di lavori a basso consumo e a basso impatto ambientale, soprattutto per quanto riguarda l’illuminotecnica, che Contaminarte e QualcosArte si sono prefissi di portare avanti.La tramaDue ragazze si risvegliano in un ambiente sconosciuto.In un inizio quasi da thriller, sembrano ricordare poco o nulla di loro stesse: chi sono, cosa fanno nella vita, come sono finite lì. Un altro paio di personaggi che compaiono occasionalmente in un monitor, e alcuni indizi che emergono dagli oggetti presenti nell’ambiente, riconducono ad alcuni testi di Edgar Allan Poe, con i quali le ragazze sembrano padroneggiare. E così lentamente affiorerà la verità: le due ragazze provengono da racconti di Poe; sono incarnazioni di personaggi che costretti in un ruolo insoddisfacente, hanno deciso di cambiare la loro esistenza “ribellandosi” allo stesso autore, loro “datore di esistenze” appunto.Hanno così sconfinato dalla loro storia, rischiando persino di sconfinare fuori dal proprio ambito narrativo; e in un finale pinteriano, oltre a (ri)scoprire la semplicità di una nuova identità, tenteranno di trovare anche un legame ed una complicità tra di esse.Note di regia“Ballata in rosso” era fondamentalmente una parabola sulla non-comunicazione e la rinuncia a vivere, focalizzata sul racconto “La maschera della morte rossa”, con una serie di citazioni e riferimenti ad altri racconti della nutrita produzione di Poe. I sette protagonisti si muovevano in un non-tempo (scandito dal trascorrere di un’improbabile settimana), nel quale gli spazi erano definiti, o quasi “inventati” dai loro stati umorali e dalle loro coscienze: ora antri cupi e claustrofobici delle proprie paure, ora ambienti sereni e rassicuranti dei propri sogni.Questo secondo “capitolo” è invece una ricerca sull’identità e il racconto “centrale” di riferimento è “La caduta della casa degli Usher”, intorno al quale, come accadeva già in “Ballata”, ne ruotano altri.Se in “Ballata” era la morte, intesa come passaggio ad un nuovo stato mentale, la sola via per uscire dal limbo di auto-reclusione dei protagonisti, nel “Datore di esistenze”, c’è invece una (ri)nascita da un limbo, qui sottolineato dall’oblio e dalla perdita di memoria dei personaggi.Come in “Ballata”, anche qui tempo e spazio vengono scanditi dai protagonisti, ma stavolta non si subisce l’effetto alienante dello spazio scenico, per il quale tutto era accettato con logica esasperata; qui è evidente da subito come i personaggi cerchino di reagire e “ribellarsi” ad un non-spazio.In “Ballata” il (non-)tempo era scandito dai colori, uno dominante per ogni giorno della settimana e uno per ogni mantello dei protagonisti; nel “Datore di esistenze”, c’è invece un tempo reale (seppur senza una connotazione inizio-fine), nel quale si svolge l’azione, come un unico piano sequenza cinematografico.Trovo infine interessante una considerazione sulla gestione sceno-tecnica che sarà parzialmente diegetica a partire dalle luci che non “dipenderanno” dalle posizioni sulla scena dei personaggi, ma saranno invece i personaggi a seconda delle situazioni emotive a porsi in punti di luce o d’ombra.Questo a rafforzare il ruolo “attivo” del personaggio, che si trova ad essere cosciente e a confrontarsi con le matrioske del teatro, nel teatro di pirandelliana memoria, a differenza dell’esistenza “passiva”, intrappolata in una ragnatela spazio-temporale, che caratterizzava i personaggi di “Ballata”.CastElena Bizzotto “Morella”Rossanna Giannitelli “Madeleine”Partecipazione in videoValerio Rigo “Toby Dammit”Mariasole Autiero “Berenice”Testo Francesco Ghilardi - liberamente ispirato ai testi di Edgar Allan PoeCostumi e allestimento scenico Marina Sfregoli Progetto luci Lucio ZandonaiAssistenza tecnica Stefano BelluttaAiuto regia Marina Sfregoli Progetto grafico Michele BosoSonorizzazioni Francesco Ghilardi Il brano al violino è eseguito da Erszi LadosUn ringraziamento particolare a Nicola RumeliotisRegia Francesco Ghilardi

Date spettacolo

30

Settembre, 2011

Teatro Cuminetti

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