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L’ultima radio

Un personaggio-guida, l’eccellente Tullio Solenghi, voce solitaria ormai ridotta all’emarginazione nell’etere dai network invadenti, senza più interlocutori telefonici, lancia dal microfono il suo grido di dolore prima di chiudere l’ultima trasmissione. E lo fa raccontandosi, rievocando il proprio arco di vita radiofonica, dai ’50 all’oggi.Così si viaggia a ritroso attraverso tappe in cui l’evoluzione del gusto musicale nazional-popolare, alternativo agli sdilinquimenti sanremesi, si fonde agli eventi-cardine della vita civile che coinvolgono, in bene e in male, il nostro protagonista: i dischi in vinile, la mafia assassina, lo scontro fra opposti estremismi, i tossici, mentre la radio dava voce al «paese minore». Situazioni comiche e tragiche con un finale sorridente. Nell’epoca dove regna lo share e l’auditel (genialmente sbeffeggiato dall’ultimo hit di Caparezza) il nostro omino non riesce a stare al passo, nonostante il suo programma sia bello, interessante e onesto. La sua radio deve chiudere per mancanza di fondi e di ascoltatori. Certo non ha la polemica indole del Bogosian di “Talk Radio” o l’impegno politico di Peppino Impastato, ma il suo è un programma.Il nostro intento è proprio questo, di elevare la vicenda del nostro protagonista al di là di una fenomenologia minimalista di ’fatterello’, renderla metateatrale, l’uomo è il protagonista della sua vita, del suo microcosmo, rappresenta il mondo di chi non ce la fa perché è troppo dura e se non ti sporchi le mani resti indietro.La telefonata che aspetta e che non arriva non è molto diversa da quella che aspetta la donna della Voix Humaine di Cocteau, rappresenta l’urlo disperato di tanta gente che vive una vita di speranza che non riesce a trovare il canale giusto per emergere anche un po’ dalla solitudine dalla desolazione e dalla globalizzazione imposta dal mondo occidentale.E come può dunque un piccola radio completamente auto gestita in più da una sola persona andare avanti?Troppi cavi, antenne e satelliti hanno creato una macro produzione di eventi culturali  mediatici dove una vecchia piccola Radio Libera ha una sola libertà: quella di affondare con tutta la nave nelle onde a modulazione di frequenza.La scena scarna, quasi metafisica formata da un parallelepipedo di plexiglass, musiche prese dal repertorio della vita di tutti, senza mai banalizzarne il contenuto espressivo e anzi ricercando nomi meno noti ma forse per questo più incisivi e neutrali. Produzione Procope StudioL’ULTIMA RADIOdi Sabina Negri con Tullio Solenghi regia Marcello Cotugno elaborato da Tullio Solenghi e Marcello Cotugnoscene di Carmelo Giammello colonna sonora a cura di Marcello Cotugno

Date spettacolo

26

Febbraio, 2009

Trento - Teatro Auditorium

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