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Feininger: Fugen, lopera musicale e Le opere per tastiera

Due importanti ricorrenze sono legate al programma e ai protagonisti del concerto: la prima riguarda i cento anni dalla fondazione del Bauhaus (Weimar, 1919), laboratorio di arte totale del quale Lyonel Feininger (1871 – 1956) fu uno dei primi maestri, chiamato da Walter Gropius assieme a Vasilij Kandinskij e Paul Klee. La seconda, invece, ricorda i centodieci anni dalla nascita di Laurence (1909 – 1976), figlio di Lyonel, figura emblematica nel mondo della Musicologia: studioso, musicista, compositore, direttore di coro, sacerdote, editore, che ha speso le sue energie fin dalla conversione del 1933 a salvare dall’oblio e dalla dispersione i tanti tesori della musica sacra e liturgica della Chiesa Cattolica, dal gregoriano alle partiture policorali della Scuola Romana. Don Lorenzo è stato tra l’altro collaboratore scientifico della Biblioteca Vaticana (1946-1949) e del Pontificio Istituto di Musica Sacra, lasciando a quest’ultimo una messe notevole di sue trascrizioni di polifonia del Quattrocento.
Entrambi uniti dall’amore per l’arte dei suoni, appassionati sia come esecutori che compositori, affascinati dalle forme antiche (in particolare quelle contrappuntistiche) di sapore teoretico e speculativo: una musica raccolta, pensata, alla quale è necessario avvicinarsi con rispetto e riflessione. Il richiamo del passato, e in particolare a figure come Johann Sebastian Bach e i primi contrappuntisti fiamminghi (Josquin Desprez in primis, su cui Laurence aveva concentrato i suoi studi per la tesi in Musicologia ad Heidelberg), è dichiarato ed emerge chiaramente dalle pagine edite nei due volumi presentati in questa sede e dalle composizioni che vengono eseguite al pianoforte, all’organo e al clavicordo, ospite particolarmente speciale, poiché appartenuto proprio a Laurence Feininger.
Il programma rappresenta un importante omaggio ai due compositori, in una sorta di cammino evolutivo che prende le mosse dalle maestose Fughe per organo del padre Lyonel (composte tra Weimar e Dessau tra il 1921 e 1927), articolate quanto le monumentali cattedrali che amava dipingere, sino ad arrivare alle raffinate composizioni del figlio Laurence, per il quale il padre fu un esempio e affettuoso dedicatario di alcuni lavori. Gli edifici musicali che entrambi sanno costruire, specialmente con le composizioni di più ampio respiro, raggiungono vertici di alto livello tecnico, a dimostrazione anche di una preparazione, padronanza e sensibilità musicale di primario valore.

Ben tre Fughe di Lyonel Feininger trovano spazio in questo concerto: dalla III, in forma di Giga, sino alla IX e XII, obbligatoriamente per organo; un primo parallelismo è attuabile con il percorso musicale che anche il figlio Laurence farà proprio: dalla serenità e leggerezza data da un movimento di danza come quello della Giga sino ad atmosfere più posate e raccolte degli ultimi lavori, che acquistano un respiro decisamente più spazioso e guadagnano notevolmente in livello tecnico e cimento esecutivo.
In maniera analoga si presenta un’esemplificazione dell’evoluzione linguistica di Laurence tra il 1933 e il 1974: a partire dai primissimi lavori (le Suites I e IV che ritrovano voce grazie al delicato suono del clavicordo), passando per due esempi dei Preludi e Fuga (il III e il XII, che già conteneva l’embrione degli ultimi lavori e che sarà il punto di partenza per i grandiosi Canoni successivi) per giungere all’apice della sua produzione: il XVI, che è l’ultimo Preludio e Fuga completo e che rappresenta una sorta di sintesi del suo percorso compositivo. Qui il compositore condensa in due Canoni e in una Fuga tutto ciò che aveva studiato e che aveva permeato profondamente le sue composizioni: poliritmia, contrappunto, omaggio al passato e le sue forme, aggiungendo e sperimentando novità nella scrittura che non aveva ancora provate sino a quel momento.

Uno spaccato, dunque, nella storia di una musica del Novecento che si distacca coraggiosamente rispetto alle grandi correnti avanguardistiche e neoclassiche che animarono la vita culturale europea; un atteggiamento che mira a creare un cenacolo di esecutori e ascoltatori che merita di essere avvicinato e gustato. 
    

testo di Alberto Delama

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27

Ottobre, 2019

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Pontificio Istituto di Musica Sacra - Roma

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