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SCAPPO A DANZA - BALOCCO

TEATRO CUMINETTIMercoledì 24 novembre 2010 ore 14.30Associazione Sosta PalmiziBALOCCOassolo, coreografia, costumi Giorgio Rossiluci Mara Cugusimusiche Maurice Ravel, Antonio de Curtis, Milva, Preiznertesti Giuseppe Ungaretti e Isadora DuncanUn uomo solo entra in scena, si siede in fondo, lo sguardo perso nel vuoto, curioso e sognante, preoccupato del tempo che passa, incantato dai suoi stessi ricordi. È un bambino e un clown. È l’infanzia il suo momento, il suo ricordo d’amore, le donne della sua vita, sua madre. Sulla scena quest’uomo si evolve, diventa animale libero e vola sulle parole di Isadora Duncan senza per questo separarsi dalla “gravità”. L’infanzia suo momento meraviglioso, ricordi di colori, profumi e balocchi… Come esprimi la “meraviglia” del fanciullo? Come esprimi la danza del fanciullo meravigliato? La sua anima «si fa senza più peso» e il corpo esplora lo spazio, leggero salta e gioisce divertito dalle note di M. Ravel. Ad un tratto il pubblico sospeso vede solo le mani: le mani di un clown che non si mostra tale, mani nude che fuggono l’aria o che la attraversano, una magia, un incantesimo, un gioco di ombre e solletico… le dita fanno il solletico alla luce che taglia la scena. Il movimento parla di un uomo-fanciullo che gioca sulla scena con il suo pianoforte invisibile.APPROFONDIMENTOGiorgio Rossi, danzatore, co-fondatore di Sosta Palmizi, tra le più longeve compagnie di sperimentazione in Italia, da anni tiene laboratori in scuole elementari e teatri all’estero e in Italia, crea e porta in scena affascinanti spettacoli per ragazzi. «La danza è tutto ciò che riguarda l’uomo, ivi compresa la voce», diceva il coreografo Rudolf von Laban. Giorgio Rossi parte da quest’idea, cerca di sollecitare la memoria uditiva, olfattiva, visiva dei ragazzi, li interroga sul ricordo dei sapori, sui loro primissimi ricordi. Fa loro domande più che affermare, poi li invita all’ascolto. Crede che la cosa più importante da insegnare ai bambini e ragazzi che abitano le città di oggi, spesso senza spazi e tempi per imparare a muoversi, sia la capacità di improvvisare nell’ascolto profondo di quel che sta attorno. La mimesi è uno strumento importante nel suo modo di insegnare, ma quando invita un ragazzo a farsi foglia, fiume o farfalla, lo invita a confrontarsi con il suo ricordo, a riprodurre energia e ritmo sentiti nel contatto con quel che sta cercando di imitare.

Date spettacolo

24

Novembre, 2010

Teatro Cuminetti

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